#29 Interstellar non è un film

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Mi capita sempre più spesso, dopo aver visto un film di David Lynch, di cercare di tirar fuori il coniglio dal cilindro e dirmi: “ecco, per ‘sta volta c’hai capito qualcosa”. Ma non è ancora successo. Allora ho provato a leggermi i vari trattati sul cinema di Lynch, e ne sono uscito ancora più confuso. Perché è così difficile capire la sua arte? Me lo sono chiesto per molto tempo, poi, una sera, dopo aver rivisto Eraserhead (La mente che cancella) ho realizzato – forse complice una intossicazione da arachidi – che il cinema di Lynch non è comprensibile in quanto non tale. Ovvero: i suoi film sono ‘solo’ brutti sogni, incubi che vanno presi per come sono, per le suggestioni che ti lasciano e per gli stati d’animo in cui ti fanno precipitare. E a meno che non vi chiamiate Paolo Fox, credo sia estremamente difficile per voi analizzare un sogno.

A cosa serve questo preambolo per parlare di Interstellar? A niente.

Le recensioni che ho letto, in merito all’ultimo lavoro di quel visionario di Christopher Nolan, sono tra le più varie che si possano leggere. Anche qui, come accadde per La Grande Bellezza, ci troviamo davanti ai Lancaster e agli York, tradotto: a chi è piaciuto per bla bla bla e a chi non è piaciuto per bla bla bla.

Non scriverò parte della trama perché (oltre a starmi sul cazzo le trame) si prescinde che quei 3-4 gatti che leggeranno questa insulsa recensione, l’abbiano già visto e digerito. In caso contrario: preparatevi agli spoiler. Bene. Partiamo dagli attori. A mio parere il continuo uso degli stessi attori per Nolan, in questo caso, è stato uno sbaglio (almeno ci ha risparmiato Christian Bale – provate a immaginarlo al posto di Matthew McConaughey!!). Certo eh, ci sta il sodalizio artistico – vedi De Niro – Scorsese, DiCaprio – Scorsese, Bill Murray – Anderson, e così via), ma nel caso di Nolan, credo che questa volta si sia esagerato. Michael Caine sarà pure bravo, però la psicologia dei suoi personaggi è sempre quella di Alfred. Anne Hathaway, questa volta, non si è comportata male davanti la macchina da presa, più che altro sono penose le cose che gli sceneggiatori le hanno fatto recitare. Da lodare, invece, la prestazione di Meckenzie Foy, nel ruolo della figlia adolescente di Cooper (McConaughey). Tant’è vero che proprio il rapporto padre-figlia è stato elogiato dai vari critici del weekend.

La sceneggiatura. Dio, la sceneggiatura. Sicuramente frutto di quattro gibboni sotto effetto di metadone – non si spiega altrimenti tutta questa sdolcinatezza alla Dawson’s Creek -, la sinossi è incredibilmente lineare, scontata e banale; senza parlare dei dialoghi. Nemmeno Shakespeare sarebbe sopravvissuto a quella filippica sull’amore recitata dalla dottoressa Amelia Brend (Hathaway) e quell’altra sul rapporto genitori-figli-evoluzione propinataci da Matt Damon – che ultimamente si sta accontentando di fare ruoli meno importanti del custode delle macchine da presa. I precedenti film di Nolan ci hanno strabiliato proprio per le particolari sceneggiature (e non solo), tipo Memento o Inception, ma questa volta, ahimè, non è stato così.

Il colpo di grazia arriva alla fine del film. Personalmente, mentre viaggiavamo sui 150 minuti già trascorsi, pensava: “adesso chiude il film e ci lascia a bocca aperta, adesso arriva il colpo, adesso, adesso, adesso”. Non è mai arrivato. Il film termina con un banalissimo lieto fine – che manco quelli della Disney avrebbero potuto immaginare -, ben innaffiato da una sottile striscia di retorica (l’amore vince sempre). Vi ricordate il finale di Inception? Strepitoso vero!? Beh questo non c’era assolutamente un cazzo. Avete presente il finale di Cenerentola? Sì, perfetto: sono identici.

Penserete che adesso sia il turno delle cose positive, e invece no. Come ha scritto, meglio di me, Phil Plait su Slate (qui l’articolo in italiano), Interstellar presenta una serie di errori – per non dire vaccate – riguardante la parte fisico-scientifica del film (ovvero il comune denominatore dell’intera storia). Da un lato Nolan ha cavalcato le teorie più affascinanti della fisica – i viaggi nel tempo, i wormhole, i buchi neri, d l’occhio a mezz’asta di McConaughey -, ma dall’altro (nonostante fosse si fosse avvalso del fisico teorico Kip Thorne) le inesattezze scientifiche sono davvero imperdonabili. Badate: non bisogna avere una laurea in fisica per capire che ci sono degli errori. Facciamo qualche esempio, cito Plait: “Il buco nero. Per ragioni di trama, Cooper deve andarci dentro. Attorno al buco nero vediamo ruotare una massa di materiale, probabilmente il disco di accrescimento: un disco piatto e rotante che sta per finire dentro al buco nero. A causa delle enormi forze che agiscono, i dischi di accrescimento sono estremamente caldi e hanno una temperatura di milioni di gradi. Eppure Cooper ci vola vicino come se stesse viaggiando fra gli anelli di Saturno. Nella realtà, la sua astronave sarebbe stata cotta a una temperatura di un fantastilione di gradi, e lui sarebbe diventato nulla più che un esile mucchio di particelle subatomiche. Inoltre, nel film non vediamo il disco di accrescimento muoversi e roteare: è statico, immobile, quando in realtà dovrebbe ruotare velocissimamente attorno al buco nero”.

Chiaro, no?! Ma adesso, dulcis in fundo, veniamo agli York: coloro a cui il film è piaciuto. Tutti, consigliandomi di vedere Interstellar, mi ha detto: “vai in un cinema con lo schermo grande e un super impianto audio”. Perché? Semplice: il film è stato girato in formato anamorfico 35 millimetri e IMAX  70mm – per dirla semplice: una qualità simile al 3D, ma su pellicola -, inoltre le musiche (composte magistralmente da Hans Zimmer) concorrono, insieme agli effetti speciali, a rendere il film una fantastica esperienza personale. In certi momenti resterete col fiato sospeso, in altri vi verrà la tachicardia e certe scene sono girate in modo che sia lo spettatore a guidare l’astronave Endurance. Manca solo una cosa: il sedile che vibra. In quel caso sarebbe stato come essere in un simulatore di guida (penso che tutti, più o meno, almeno una volta, ci siamo saliti).

In conclusione: per molti è stato un film con grandi aspettative e grandi budget (165 milioni di dollari), ma che alla resa dei conti si è rivelato un costoso flop; per altri ancora non è stato il film della consacrazione, per altri ancora era meglio se l’avesse girato Spielberg (così, almeno, prevedeva il progetto originale).

Tralascio la parte delle varie citazioni e/o riferimenti. Ne ho letti di svariati, da svariati critici della carta stampata. Ci hanno visto di tutto: 2001 Odissea nello Spazio, Solaris, Inception, Donnie Darko, Womb, etc. Apriti cielo. Comunque, nel caso non aveste capito una mazza di quanto scritto, vi consiglio di leggere questa recensione, forse la migliore che mi sia capitata tra le mani.

Nel caso non vi bastasse, potete sempre seguire il suo (autorevolissimo) consiglio…

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